maestro piero

time out

In Uncategorized on 15 ottobre 2012 at 09:28

Da “L’impero dei segni” di Roland Barthes

Il porto sepolto

Vi arriva il poeta

e poi torna alla luce con i suoi canti

e li disperde

Di questa poesia

mi resta

quel nulla

d’inesauribile silenzio

Giuseppe Ungaretti (Il Porto Sepolto 1916, a cura di Carlo Ossola)

Questa estate ho letto “Il coraggio del pettirosso” di Maurizio Maggiani, un bel libro dove si legge in filigrana la biografia di Ungaretti nei sui anni giovanili ad Alessandria d’Egitto.

Il maestro Piero è passato ad insegnare matematica e scienze e non avrà per parecchio tempo occasione di occuparsi di poesia in classe. Al poeta resta quel nulla, al maestro resta l’idea che forse si poteva fare qualcosa con quella fila di rimandi deittici al verso precedente, titolo compreso.

Con ciò il blog si autosospende e saluta chi l’ha seguito con qualche interesse

maestro Piero

Incipit del GGG

In Uncategorized on 28 marzo 2012 at 11:00

Il GGG - illustrazione di Quentin Blake

Sofia non riusciva a prender sonno. Un raggio di luna che filtrava tra le tende andava a cadere obliquamente proprio sul suo cuscino. Nel dormitorio gli altri bambini sognavano già da tempo. Sofia chiuse gli occhi e rimase immobile tentando con tutte le forze di addormentarsi. Ma niente da fare. Il raggio della luna fendeva l’oscurità come una lama d’argento e andava a ferirla in piena faccia. Nell’edificio regnava un assoluto silenzio; non una voce dal pianterreno, non un passo al piano di sopra. Dietro le tende, la finestra era spalancata, ma non si udiva né un passante sul marciapiede, né una macchina per la strada. Non si avvertiva il più lieve rumore; mai Sofia s’era trovata in un tale silenzio. Forse, si disse, questa è quella che chiamano l’Ora delle Ombre.

Per inaugurare la biblioteca scolastica del nostro plesso ogni classe doveva pensare ad una attività. Io ho pensato ad un puzzle per ricomporre l’inizio di uno dei libri presenti (il GGG di Roald Dahl) e poi leggere il brano ricomposto. In questo modo chi aveva letto il libro lo poteva riconoscere e gli altri potevano essere invogliati a proseguire da soli la lettura. Detto fatto, ho scomposto la prima mezza pagina più o meno in sintagmi: ne sono venuti fuori dei cartoncini da ricomporre alla lavagna col patafix. L’esercizio è divertente anche per riprendere in classe, magari a gruppi, qualche ragionamento sulla coesione e coerenza di un testo narrativo.

Da questa idea ne è nata un’altra che riguarda la poesia: pensare che “dietro” al testo in prosa c’è una poesia, anzi più d’una. Pensare che le parole in prosa sono collegate tra loro in modo da raccontare una storia, ma svincolate da questo compito possono incontrarsi a formare altri significati.
Ho dato ad ogni alunno un foglio con l’incipit in prosa (questo) e ho mostrato alla lavagna cosa se ne poteva fare: ritagliare i “pezzetti con un significato” e riutilizzarli per scrivere versi. Attenzione a non frammentare troppo il testo (non le singole parole ma più o meno le espansioni come in analisi logica); ugualmente non tagliare intere frasi (siamo nel plagio). I frammenti sono stati incollati su un foglio e dopo una mia valutazione li ho invitati a riscrivere il testo facendo un po’ di “editing”, piccoli aggiustamenti di sintassi dove fossero necessari.
Mi è sembrata un’esperienza riuscita, lo si è visto dal silenzio e dalla concentrazione durante il lavoro e dai commenti positivi nei giorni successivi.
A me è sembrato interessante che il processo creativo sia conseguente a quella che alla fine è stata un’esperienza di lettura del testo, liberato dai vincoli narrativi. Quello che ne è venuto fuori non è totalmente altro rispetto alla prosa ma qualcosa che gli si affianca in modo coerente. Abbiamo esplorato altri sensi del testo, guidati dalle medesime parole.

P.S. perchè nulla ne vada sprecato … ho fatto la questua delle parole (“un articolo, una preposizione, molto gentile”) e alla fine ho raccolto in un barattolo le parole non utilizzate. Stabiliamo il principio che le parole in poesia sono come il pane che non si butta via. Si dovranno riutilizzare come si fa con gli avanzi di cucina.

Qualche esempio:

In piena oscurità dietro le tende
il raggio d’argento della luna
già da tempo andava a ferirla come una lama.
Immobile sul suo cuscino
Sofia non udiva una voce
Sofia avvertiva un tale silenzio.

L’Ora delle ombre era nell’edificio
Sofia sognava al piano di sopra
ma gli altri bambini
non riuscivano a prendere sonno.

Un passante chiuse gli occhi
e rimase il raggio di luna
che fendeva il marciapiede.

Un raggio di luna regnava
sull’oscurità
in assoluto silenzio

Gli altri bambini dietro le tende
sognavano con tutte le forze.

Ombre come una lama.

Spalancando la finestra
non si udiva nessun rumore

Sofia regnava su un assoluto silenzio

Il raggio di luna sul marciapiede
L’edificio rimase immobile.

DA “SAN MARTINO” A “SIN MIRTINI” E OLTRE

In Uncategorized on 10 febbraio 2012 at 16:26

Boccioni - cavaliere

DA “SAN MARTINO” A “SIN MIRTINI” E OLTRE

SAN MARTINO 1

Anno nuovo, quinta nuova. Il maestro Piero è stato spedito in un’altra quinta.
Laboratorio di informatica con gruppi misti di quarta e quinta. Cosa faccio? Scriviamo una poesia conosciuta da tutti capisco come se la cavano con la scrittura elettronica. La scelta cade su San Martino (uno mi recita sicuro San Martino campanaro, din don dan).
Dopo aver scritto la poesia, nell’incontro successivo lascio che venga “editata” esplorando le funzioni che permettono di ingrandire le lettere, colorarle, cambiare il tipo di carattere ecc. Abbiamo qualcosa di questo genere (si devono immaginare font e colori):

la nebbia agl’irti colli
piovigginando sale
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar.

SAN MARTINO 2

Cominciamo a lavorare sulla materia. Per prima cosa modifichiamo l’ordine dei versi spostandoli nell’ordine che più ci aggrada. Questa operazione ci consente di usare a più riprese la “selezione” e il “trascinamento” con il mouse. La poesia sulla quale lavorare viene posizionata in altra pagine con “seleziona” “copia” e “incolla”. Uno degli alunni ha avuto la felice idea di metterla semplicemente in ordine inverso (mente matematica). Al di là del gioco di apparenze vale la pena di notare e fare notare che i versi mantengono la loro autonomia anche nella nuova poesia così come i nuovi significati che si ottengono possono essere giudicati interessanti. Per questo si invitano gli alunni a comunicare alla classe le proprie “invenzioni”.
Questa è una riscrittura alla rovescia, idea del creativo della classe:

nel vespero migrar
com’esuli pensieri
stormi d’uccelli neri
tra le rossastre nubi

sull’uscio a rimirar
sta il cacciator fischiando
lo spiedo scoppiettando
gira sui ceppi accesi

l’anime a rallegrar.
va l’aspro odor de i vini
dal ribollir de’ tini
ma per le vie del borgo

urla e biancheggia il mar.
e sotto il maestrale
piovigginando sale
la nebbia agl’irti colli

(in ordine alfabetico)

va l’aspro odor de i vini
urla e biancheggia il mar
tra le rossastre nubi
sull’uscio a rimirar
stormi d’uccelli neri
sta il cacciator fischiando
piovigginando sale
nel vespero migrar
ma per le vie del borgo
lo spiedo scoppiettando
l’anime a rallegrar.
la nebbia agl’irti colli
gira sui ceppi accesi
e sotto il maestrale
dal ribollir de’ tini
com’esuli pensieri

SAN MARTINO 3

I passi successivi servono a lavorare sulla materia per arrivare a capire bene la cadenza del verso, che nel nostro caso è il settenario. Dunque l’ultimo accento cade sempre sulla 6° sillaba e facciamo attenzione a considerare sillaba poetica ogni singola emissione di fiato (certo non parleremo di sinalefe). Qui pago debito al librino di Giampaolo Dossena “Garibaldi fu ferito” che racconta e propone le infinite variazioni alla nota filastrocca. Io qui faccio fare un San Martino monovocalico in A, I, E, O (evitare U) come nel gioco di parole “Garabalda fa farata”, “Ghiribildi fi firiti” e via delirando. Facciamo il gioco “con le orecchie” cioè cambiando la grafia per salvare i suoni delle consonanti.
Il risultato è di sicuro effetto e il Carnevale è arrivato. La parte seria è che ciò che rimane dopo avere tolto ogni residuo senso ai versi è il ritmo del settenario. C.v.d.

la nabba agl’arta calla
pavaggiananda sala
a satta al maastrala
arla a bancaggia al mar.

Ma par la va dal borga
dal raballar da’ tana
va l’aspra adar da vana
l’anama a rallagrar.

Gara sa ciappa accasa
la spada scappattanda
sta al cacciatar fascanda
sall’ascia a ramarar

tra la rassastra naba
starma d’accialla nara
cam’asala pansara
nal vaspara magrar.

SAN MARTINO 4

Proseguiamo nella conoscenza del settenario. Questa volta tocca a loro produrre settenari, ma senza significato: conta solo la metrica e il ritmo.
Stiamo leggendo qualche pagine dal Signore degli anelli e abbiamo visto anche una parte del film quindi per iniziare scriviamo nel linguaggio degli Elfi (Sarà una loro traduzione di San Martino? O un canto in settenari di cui non conosciamo il significato?)
Non è semplice come può sembrare e alla fine la poesia che ne risulta va comunque letta per benino, con intonazione e sentimento.

yamma falla lacalla
faialla parrangala
aras ae ruggey
hiocre greaxy.

Gualla ralla lasalla
ruella sata mella
firrela san parella
norella anzorella

SAN MARTINO 5

Volevo fare una poesia sull’inverno in settenari e in classe avevo anche raccolto dalla poesia di Rodari “il gatto inverno” un elenco di termini che si riferivano all’inverno (bianco, freddo, slitta ecc.). Poi ho invitato gli alunni a scrivere una poesia sull’inverno partendo da quelle parole. Il risultato è stato abbastanza deludente, credo fosse meglio lasciarli liberi di scrivere con più libertà senza i vincoli del metro. Faremo meglio un’altra volta.

Vista la magra figura, nel laboratorio di informatica ho invitato gli alunni a scrivere una storia in versi, ad esempio cosa facciamo la mattina (Mi sveglio la mattina/ho sonno e sono stanco … per fare qualche esempio).
Ecco alcuni esempi del lavoro svolto. (In alcuni casi ho aggiunto e rimaneggiato insieme a loro, si deve dare l’esempio di lavoro collaborativo e cooperativo!)

UNA STORIA IN SETTENARI

è duro andare là
quel posto detto scuola.

Chi sa chi l’ha inventata
Che sia stato il nonno?
o forse il suo bisnonno?
Ma non mi importa tanto
or devo andar a scuola
se voglio imparare
Imparo poi che cosa?
A scrivere in prosa.
(gli ultimi due versi li ho aggiunti io e sono stati accettati)

UNA STORIA IN SETTENARI

La neve è tutta bianca
la scuola è stata chiusa
danziamo tutti assieme
contemporaneamente.
(un settenario di una sola parola!)

INVENTO UNA STORIA IN SETTENARI

Mi alzo stamattina
sul letto vorrei stare
la mamma lo impedisce
a scuola devo andare.

Poi faccio colazione
con un bel biscottone
mi lavo presto i denti
mi vesto in un baleno.

Purtroppo era domenica
l’errore era già fatto.
Però, però, però
a catechismo andrò.

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