Mare

Mare

M’affaccio alla finestra e vedo il mare:
vanno le stelle, tremolano l’onde.
Vedo stelle passare, onde passare:
un guizzo chiama, un palpito risponde.

Ecco sospira l’acqua, alita il vento:
sul mare è apparso un bel ponte d’argento.

Ponte gettato sui laghi sereni,
per chi dunque sei fatto e dove meni?

Giovanni Pascoli (da Myricae)

Ultima poesia dell’anno, e delle scuole elementari. Pensavo a qualcosa di lieve, estivo e vacanziero, invece è spuntata questa poesia di sapore simbolista. Qui il mare notturno si fa palpito di vita e poi paesaggio enigmatico.
Ho letto la poesia e poi ho spiegato i termini meno facili: menare che non è bastonare qualcuno; palpito; guizzo. La forma in endacasillabi e rime di cui abbiamo scritto lo schema ABAB CC DD.
Per mostrare il percorso di lettura che avevo in mente abbiamo parlato di cosa significa “intuire” qualcosa e cercato esempi: lo stagno pieno di vita, gli ambienti naturali del bosco, il fiume, il cespuglio di notte. La poesia ha un inizio descrittivo, statico (le stelle, le onde), poi alcuni segni (palpiti, guizzi) ci portano ad intuire la vita nel mare. Il verso seguente ha due personificazioni: sospira, alita.
Infine la descrizione della luce della luna sul mare (un bel ponte d’argento) ci conduce a fantasticare di altri mondi, altri destini. Raggruppiamo i versi in: descrizione (versi 1-3), intuizione (4-5), fantasia (6-8).

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Limerick

IL LIMERICK
Il genere di nonsense inventato in Inghilterra e reso famoso da Edward Lear. Eccone un esempio in inglese.

There was an Old woman of Bath,
And she was as thin as a Lath,
She was brown as a berry,
With a Nose like a Cherry;
This skinny Old Woman of Bath.

In classe abbiamo letto qualche esempio dalla Grammatica della Fantasia di Rodari per ricavarne uno schema da riusare per i nostri limerick:

C’era un vecchio di palude
di natura futile e rude.
Seduto su un rocchio
cantava stornelli ad un ranocchio.
Quel didattico vecchio di palude.

Una volta un dottore di Ferrara
voleva levare le tonsille a una zanzara.
L’insetto si rivoltò
e il naso puncicò
a quel tonsillifico dottore di Ferrara.

Abbiamo dunque la ”indicazione del protagonista” nel primo verso, indicazione che viene ripreso nell’ultimo accompagnata da un epiteto così libero e fantasioso da essere facilmente un neologismo.
Nel verso secondo si indica una qualità del protagonista e nei versi quarto e quinto si racconta un episodio. Insomma un piccolo racconto.

Alcuni dei nostri limerick:

C’era un tempo un leone di Foggia
Che amava stare sotto la pioggia.
Un bel giorno il sole arrivò
E triste il leone se ne andò.
Quel bagnato leone di Foggia.

C’era un uccello di Udine
Che sbatteva sempre su un’incudine.
Ma una mattina non si alzò,
perché un’incudine lo schiacciò.
Quel povero sfortunato uccello di Udine.

C’era un pescatore di Firenze
che pescava con sei lenze,
ma un giorno per sua sfortuna
delle sei lenze ne perse una.
Quello sbadato pescatore di Firenze.

C’erano un giorno due comari
che parlavano di gente e di affari
e se qualcuno voleva ascoltare
loro gli dicevano: “non ti impicciare!”.
Quelle due asociali comari.
(ha riformulato la poesia La pioggia di Marino Moretti, che brava)

C’era una maestra di Bologna,
che insegnava la zampogna.
Quando vide un giorno un violino
lo scambiò per un bambino!
Quella distratta maestra di Bologna.

C’era una hostess di Milano
che guidava piano piano,
un giorno si stufò
e come la Ferrari accelerò.
Quella velocissima hostess di Milano.

C’era un prof della Sardegna
che insegnava a tagliare la legna.
Un giorno sbagliò lezione
e insegnò una canzone.
Quella sbadata prof della Sardegna.