mastropiero

Archive for the ‘Uncategorized’ Category

time out

In Uncategorized on 15 ottobre 2012 at 09:28

Da “L’impero dei segni” di Roland Barthes

Il porto sepolto

Vi arriva il poeta

e poi torna alla luce con i suoi canti

e li disperde

Di questa poesia

mi resta

quel nulla

d’inesauribile silenzio

Giuseppe Ungaretti (Il Porto Sepolto 1916, a cura di Carlo Ossola)

Questa estate ho letto “Il coraggio del pettirosso” di Maurizio Maggiani, un bel libro dove si legge in filigrana la biografia di Ungaretti nei sui anni giovanili ad Alessandria d’Egitto.

Il maestro Piero è passato ad insegnare matematica e scienze e non avrà per parecchio tempo occasione di occuparsi di poesia in classe. Con ciò il blog si autosospende e saluta chi l’ha seguito con qualche interesse

maestro Piero

Incipit del GGG

In Uncategorized on 28 marzo 2012 at 11:00

Il GGG - illustrazione di Quentin Blake

Sofia non riusciva a prender sonno. Un raggio di luna che filtrava tra le tende andava a cadere obliquamente proprio sul suo cuscino. Nel dormitorio gli altri bambini sognavano già da tempo. Sofia chiuse gli occhi e rimase immobile tentando con tutte le forze di addormentarsi. Ma niente da fare. Il raggio della luna fendeva l’oscurità come una lama d’argento e andava a ferirla in piena faccia. Nell’edificio regnava un assoluto silenzio; non una voce dal pianterreno, non un passo al piano di sopra. Dietro le tende, la finestra era spalancata, ma non si udiva né un passante sul marciapiede, né una macchina per la strada. Non si avvertiva il più lieve rumore; mai Sofia s’era trovata in un tale silenzio. Forse, si disse, questa è quella che chiamano l’Ora delle Ombre.

Per inaugurare la biblioteca scolastica del nostro plesso ogni classe doveva pensare ad una attività. Io ho pensato ad un puzzle per ricomporre l’inizio di uno dei libri presenti (il GGG di Roald Dahl) e poi leggere il brano ricomposto. In questo modo chi aveva letto il libro lo poteva riconoscere e gli altri potevano essere invogliati a proseguire da soli la lettura. Detto fatto, ho scomposto la prima mezza pagina più o meno in sintagmi: ne sono venuti fuori dei cartoncini da ricomporre alla lavagna col patafix. L’esercizio è divertente anche per riprendere in classe, magari a gruppi, qualche ragionamento sulla coesione e coerenza di un testo narrativo.

Da questa idea ne è nata un’altra che riguarda la poesia: pensare che “dietro” al testo in prosa c’è una poesia, anzi più d’una. Pensare che le parole in prosa sono collegate tra loro in modo da raccontare una storia, ma svincolate da questo compito possono incontrarsi a formare altri significati.
Ho dato ad ogni alunno un foglio con l’incipit in prosa (questo) e ho mostrato alla lavagna cosa se ne poteva fare: ritagliare i “pezzetti con un significato” e riutilizzarli per scrivere versi. Attenzione a non frammentare troppo il testo (non le singole parole ma più o meno le espansioni come in analisi logica); ugualmente non tagliare intere frasi (siamo nel plagio). I frammenti sono stati incollati su un foglio e dopo una mia valutazione li ho invitati a riscrivere il testo facendo un po’ di “editing”, piccoli aggiustamenti di sintassi dove fossero necessari.
Mi è sembrata un’esperienza riuscita, lo si è visto dal silenzio e dalla concentrazione durante il lavoro e dai commenti positivi nei giorni successivi.
A me è sembrato interessante che il processo creativo sia conseguente a quella che alla fine è stata un’esperienza di lettura del testo, liberato dai vincoli narrativi. Quello che ne è venuto fuori non è totalmente altro rispetto alla prosa ma qualcosa che gli si affianca in modo coerente. Abbiamo esplorato altri sensi del testo, guidati dalle medesime parole.

P.S. perchè nulla ne vada sprecato … ho fatto la questua delle parole (“un articolo, una preposizione, molto gentile”) e alla fine ho raccolto in un barattolo le parole non utilizzate. Stabiliamo il principio che le parole in poesia sono come il pane che non si butta via. Si dovranno riutilizzare come si fa con gli avanzi di cucina.

Qualche esempio:

In piena oscurità dietro le tende
il raggio d’argento della luna
già da tempo andava a ferirla come una lama.
Immobile sul suo cuscino
Sofia non udiva una voce
Sofia avvertiva un tale silenzio.

L’Ora delle ombre era nell’edificio
Sofia sognava al piano di sopra
ma gli altri bambini
non riuscivano a prendere sonno.

Un passante chiuse gli occhi
e rimase il raggio di luna
che fendeva il marciapiede.

Un raggio di luna regnava
sull’oscurità
in assoluto silenzio

Gli altri bambini dietro le tende
sognavano con tutte le forze.

Ombre come una lama.

Spalancando la finestra
non si udiva nessun rumore

Sofia regnava su un assoluto silenzio

Il raggio di luna sul marciapiede
L’edificio rimase immobile.

DA “SAN MARTINO” A “SIN MIRTINI” E OLTRE

In Uncategorized on 10 febbraio 2012 at 16:26

Boccioni - cavaliere

DA “SAN MARTINO” A “SIN MIRTINI” E OLTRE

SAN MARTINO 1

Anno nuovo, quinta nuova. Il maestro Piero è stato spedito in un’altra quinta.
Laboratorio di informatica con gruppi misti di quarta e quinta. Cosa faccio? Scriviamo una poesia conosciuta da tutti capisco come se la cavano con la scrittura elettronica. La scelta cade su San Martino (uno mi recita sicuro San Martino campanaro, din don dan).
Dopo aver scritto la poesia, nell’incontro successivo lascio che venga “editata” esplorando le funzioni che permettono di ingrandire le lettere, colorarle, cambiare il tipo di carattere ecc. Abbiamo qualcosa di questo genere (si devono immaginare font e colori):

la nebbia agl’irti colli
piovigginando sale
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar.

SAN MARTINO 2

Cominciamo a lavorare sulla materia. Per prima cosa modifichiamo l’ordine dei versi spostandoli nell’ordine che più ci aggrada. Questa operazione ci consente di usare a più riprese la “selezione” e il “trascinamento” con il mouse. La poesia sulla quale lavorare viene posizionata in altra pagine con “seleziona” “copia” e “incolla”. Uno degli alunni ha avuto la felice idea di metterla semplicemente in ordine inverso (mente matematica). Al di là del gioco di apparenze vale la pena di notare e fare notare che i versi mantengono la loro autonomia anche nella nuova poesia così come i nuovi significati che si ottengono possono essere giudicati interessanti. Per questo si invitano gli alunni a comunicare alla classe le proprie “invenzioni”.
Questa è una riscrittura alla rovescia, idea del creativo della classe:

nel vespero migrar
com’esuli pensieri
stormi d’uccelli neri
tra le rossastre nubi

sull’uscio a rimirar
sta il cacciator fischiando
lo spiedo scoppiettando
gira sui ceppi accesi

l’anime a rallegrar.
va l’aspro odor de i vini
dal ribollir de’ tini
ma per le vie del borgo

urla e biancheggia il mar.
e sotto il maestrale
piovigginando sale
la nebbia agl’irti colli

(in ordine alfabetico)

va l’aspro odor de i vini
urla e biancheggia il mar
tra le rossastre nubi
sull’uscio a rimirar
stormi d’uccelli neri
sta il cacciator fischiando
piovigginando sale
nel vespero migrar
ma per le vie del borgo
lo spiedo scoppiettando
l’anime a rallegrar.
la nebbia agl’irti colli
gira sui ceppi accesi
e sotto il maestrale
dal ribollir de’ tini
com’esuli pensieri

SAN MARTINO 3

I passi successivi servono a lavorare sulla materia per arrivare a capire bene la cadenza del verso, che nel nostro caso è il settenario. Dunque l’ultimo accento cade sempre sulla 6° sillaba e facciamo attenzione a considerare sillaba poetica ogni singola emissione di fiato (certo non parleremo di sinalefe). Qui pago debito al librino di Giampaolo Dossena “Garibaldi fu ferito” che racconta e propone le infinite variazioni alla nota filastrocca. Io qui faccio fare un San Martino monovocalico in A, I, E, O (evitare U) come nel gioco di parole “Garabalda fa farata”, “Ghiribildi fi firiti” e via delirando. Facciamo il gioco “con le orecchie” cioè cambiando la grafia per salvare i suoni delle consonanti.
Il risultato è di sicuro effetto e il Carnevale è arrivato. La parte seria è che ciò che rimane dopo avere tolto ogni residuo senso ai versi è il ritmo del settenario. C.v.d.

la nabba agl’arta calla
pavaggiananda sala
a satta al maastrala
arla a bancaggia al mar.

Ma par la va dal borga
dal raballar da’ tana
va l’aspra adar da vana
l’anama a rallagrar.

Gara sa ciappa accasa
la spada scappattanda
sta al cacciatar fascanda
sall’ascia a ramarar

tra la rassastra naba
starma d’accialla nara
cam’asala pansara
nal vaspara magrar.

SAN MARTINO 4

Proseguiamo nella conoscenza del settenario. Questa volta tocca a loro produrre settenari, ma senza significato: conta solo la metrica e il ritmo.
Stiamo leggendo qualche pagine dal Signore degli anelli e abbiamo visto anche una parte del film quindi per iniziare scriviamo nel linguaggio degli Elfi (Sarà una loro traduzione di San Martino? O un canto in settenari di cui non conosciamo il significato?)
Non è semplice come può sembrare e alla fine la poesia che ne risulta va comunque letta per benino, con intonazione e sentimento.

yamma falla lacalla
faialla parrangala
aras ae ruggey
hiocre greaxy.

Gualla ralla lasalla
ruella sata mella
firrela san parella
norella anzorella

SAN MARTINO 5

Volevo fare una poesia sull’inverno in settenari e in classe avevo anche raccolto dalla poesia di Rodari “il gatto inverno” un elenco di termini che si riferivano all’inverno (bianco, freddo, slitta ecc.). Poi ho invitato gli alunni a scrivere una poesia sull’inverno partendo da quelle parole. Il risultato è stato abbastanza deludente, credo fosse meglio lasciarli liberi di scrivere con più libertà senza i vincoli del metro. Faremo meglio un’altra volta.

Vista la magra figura, nel laboratorio di informatica ho invitato gli alunni a scrivere una storia in versi, ad esempio cosa facciamo la mattina (Mi sveglio la mattina/ho sonno e sono stanco … per fare qualche esempio).
Ecco alcuni esempi del lavoro svolto. (In alcuni casi ho aggiunto e rimaneggiato insieme a loro, si deve dare l’esempio di lavoro collaborativo e cooperativo!)

UNA STORIA IN SETTENARI

è duro andare là
quel posto detto scuola.

Chi sa chi l’ha inventata
Che sia stato il nonno?
o forse il suo bisnonno?
Ma non mi importa tanto
or devo andar a scuola
se voglio imparare
Imparo poi che cosa?
A scrivere in prosa.
(gli ultimi due versi li ho aggiunti io e sono stati accettati)

UNA STORIA IN SETTENARI

La neve è tutta bianca
la scuola è stata chiusa
danziamo tutti assieme
contemporaneamente.
(un settenario di una sola parola!)

INVENTO UNA STORIA IN SETTENARI

Mi alzo stamattina
sul letto vorrei stare
la mamma lo impedisce
a scuola devo andare.

Poi faccio colazione
con un bel biscottone
mi lavo presto i denti
mi vesto in un baleno.

Purtroppo era domenica
l’errore era già fatto.
Però, però, però
a catechismo andrò.

Mare

In Uncategorized on 31 maggio 2011 at 17:12

Mare

M’affaccio alla finestra e vedo il mare:
vanno le stelle, tremolano l’onde.
Vedo stelle passare, onde passare:
un guizzo chiama, un palpito risponde.

Ecco sospira l’acqua, alita il vento:
sul mare è apparso un bel ponte d’argento.

Ponte gettato sui laghi sereni,
per chi dunque sei fatto e dove meni?

Giovanni Pascoli (da Myricae)

Ultima poesia dell’anno, e delle scuole elementari. Pensavo a qualcosa di lieve, estivo e vacanziero, invece è spuntata questa poesia di sapore simbolista. Qui il mare notturno si fa palpito di vita e poi paesaggio enigmatico.
Ho letto la poesia e poi ho spiegato i termini meno facili: menare che non è bastonare qualcuno; palpito; guizzo. La forma in endacasillabi e rime di cui abbiamo scritto lo schema ABAB CC DD.
Per mostrare il percorso di lettura che avevo in mente abbiamo parlato di cosa significa “intuire” qualcosa e cercato esempi: lo stagno pieno di vita, gli ambienti naturali del bosco, il fiume, il cespuglio di notte. La poesia ha un inizio descrittivo, statico (le stelle, le onde), poi alcuni segni (palpiti, guizzi) ci portano ad intuire la vita nel mare. Il verso seguente ha due personificazioni: sospira, alita.
Infine la descrizione della luce della luna sul mare (un bel ponte d’argento) ci conduce a fantasticare di altri mondi, altri destini. Raggruppiamo i versi in: descrizione (versi 1-3), intuizione (4-5), fantasia (6-8).

Limerick

In Uncategorized on 31 maggio 2011 at 16:54

IL LIMERICK
Il genere di nonsense inventato in Inghilterra e reso famoso da Edward Lear. Eccone un esempio in inglese.

There was an Old woman of Bath,
And she was as thin as a Lath,
She was brown as a berry,
With a Nose like a Cherry;
This skinny Old Woman of Bath.

In classe abbiamo letto qualche esempio dalla Grammatica della Fantasia di Rodari per ricavarne uno schema da riusare per i nostri limerick:

C’era un vecchio di palude
di natura futile e rude.
Seduto su un rocchio
cantava stornelli ad un ranocchio.
Quel didattico vecchio di palude.

Una volta un dottore di Ferrara
voleva levare le tonsille a una zanzara.
L’insetto si rivoltò
e il naso puncicò
a quel tonsillifico dottore di Ferrara.

Abbiamo dunque la ”indicazione del protagonista” nel primo verso, indicazione che viene ripreso nell’ultimo accompagnata da un epiteto così libero e fantasioso da essere facilmente un neologismo.
Nel verso secondo si indica una qualità del protagonista e nei versi quarto e quinto si racconta un episodio. Insomma un piccolo racconto.

Alcuni dei nostri limerick:

C’era un tempo un leone di Foggia
Che amava stare sotto la pioggia.
Un bel giorno il sole arrivò
E triste il leone se ne andò.
Quel bagnato leone di Foggia.

C’era un uccello di Udine
Che sbatteva sempre su un’incudine.
Ma una mattina non si alzò,
perché un’incudine lo schiacciò.
Quel povero sfortunato uccello di Udine.

C’era un pescatore di Firenze
che pescava con sei lenze,
ma un giorno per sua sfortuna
delle sei lenze ne perse una.
Quello sbadato pescatore di Firenze.

C’erano un giorno due comari
che parlavano di gente e di affari
e se qualcuno voleva ascoltare
loro gli dicevano: “non ti impicciare!”.
Quelle due asociali comari.
(ha riformulato la poesia La pioggia di Marino Moretti, che brava)

C’era una maestra di Bologna,
che insegnava la zampogna.
Quando vide un giorno un violino
lo scambiò per un bambino!
Quella distratta maestra di Bologna.

C’era una hostess di Milano
che guidava piano piano,
un giorno si stufò
e come la Ferrari accelerò.
Quella velocissima hostess di Milano.

C’era un prof della Sardegna
che insegnava a tagliare la legna.
Un giorno sbagliò lezione
e insegnò una canzone.
Quella sbadata prof della Sardegna.

S’i’ fosse foco, ardere’ il mondo.

In Uncategorized on 25 maggio 2011 at 09:58

Parlando di grammatica e di congiunzioni mi è venuto in mente di proporre un facile esercizio di scrittura creativa: “se fossi …. sarei un/una …”. C’è tutto quanto serve al periodo ipotetico: la congiunzione “se”, il condizionale e il suo bravo congiuntivo. Peccato per il sonetto di Cecco Angiolieri che non è esattamente proponibile in quinta elementare. Ho fatto un centone con un verso preso da ognuno.

Se fossi un frutto sarei un’albicocca
Se fossi un rettile sarei una lucertola
Se fossi il mare mi divertirei
Se fossi un astuccio sarei pieno di cose
Se fossi una poesia mi farei leggere
Se fossi un libro sarei sfogliato
Se fossi una congiunzione sarei il CHE
Se fossi un cavallo sarei un purosangue
Se fossi una materia sarei scienze
Se fossi un sapore sarei quello del gelato
Se fossi un odore sarei il profumo della pioggia
Se fossi una nuotatrice sarei la pellegrini
Se fossi un pappagallo sarei blu
Se fossi il maestro non darei compiti
Se fossi una verdura sarei un pomodoro
Se fossi un’ora sarei le dieci e mezza
Se fossi uno sport sarei il nuoto
Se fossi un telefilm sarei Buona fortuna Charlie
Se fossi un albero sarei il baobab
Se fossi un colore sarei il giallo
Se fossi un personaggio sarei Paperino

ATTENZIONE ATTENZIONE

In Uncategorized on 25 maggio 2011 at 09:48

Patafisica

ATTENZIONE ATTENZIONE

è vietato l’ingresso ai non addetti al lavoro
è vietato il lavoro ai non addetti all’ingresso
è ingrassato l’addetto ai non vietati al lavoro
è levato il gessetto ai non addetti all’ingrosso
è ingrossato il divieto ai non lavati di fosso
è addetto all’ingresso il non vietato al lavoro
è avvallato il lavoro all’ingresso del foro
è levato di dosso il divieto del tetto
è addossato il divieto ai non venati di rosso
è arrossato il viadotto ai derivati del cloro
è venduto il cruscotto con paletti di gesso
è ingessato il bompresso ai maledetti del fosso
è mozzato il permesso ai garretti del toro
è maledetto il congresso dei cavalli del moro
è forato il moretto nei contratti del coro
è contrito il foretto ai lavori del messo
è cessato il forzetto al divieto dell’oro
è venduto il merluzzo non senza decoro
è dettato il permesso ai verdetti del foro
è vietato l’ingresso agli addetti al lavoro

Bruno Munari

Per lavorare su una poesia così bisognava almeno capire due dei meccanismi usati per stravolgere il messaggio di divieto. Lavoro collettivo all’inizio e poi libertà per ognuno di andare avanti o inventarne di nuove.

Abbiamo cambiato una frase per “assonanza” (per paronomasia dicono i dotti).

È permesso l’ingresso ai cavalli.
È promesso l’ingresso ai cavalli.
È promesso l’ingrosso ai cavilli.
È scommesso l’ingrosso ai cappelli.
. . .

Abbiamo cambiato una frase spostando parole ad occupare posizioni funzionali diverse: soggetti che vogliono fare i complementi, complementi che si mettono in capo di fare i soggetti. Negli esempi si sono viste anche anastrofi: spostamenti nell’ordine usuale dei sintagmi.

È permesso l’ingresso ai cavalli.
È permesso il cavallo all’ingresso.
È il cavallo permesso all’ingresso.
Al cavallo l’ingresso è permesso.
È un permesso il cavallo all’ingresso.

Infine ognuno ha provato il suo pezzo. L’abbiamo intitolato “Più matto ancora”. Per fare un lavoro così bisogna esserci portati, non tutti hanno prodotto cose notevoli. Ho potuto notare che tutti i pezzi avevano un inizio esitante, ma poi progressivamente il gioco cominciava a funzionare: rompere i significati per andare allegramente verso il suono e il ritmo. Ne riporto due-tre venuti non male.

È vietato correre a scuola.
È corsa la scuola vietata.
È la scuola vietata in corsa.
Correndo la scuola è vietata.
È salata la scuola corsa.
È la suola salata in corsa.
La suola salata è una corsa.
In chiesa la corsa è sudata.
È chiusa la porta scusata.
Scusata è la torta chiusa.

I bambini non devono correre a scuola.
I vermini non devono mordere la suola.
La suola non deve mordere i vermini.
La suola non beve pere con vermini.
Le pere non bevono suole con laccini.
Non si bevono pere dentro suole con laccioni.
I laccini con le pere non bevono le suole.
I bambini correre non devono nelle scuole.
I vecchini non bevono correndo nelle suole.

È vietato correre in classe.
È in classe vietato correre.
È in masse vietato scorrere.
È violato scorrere in casse.
È versato scorrere in classe.
È vietato tessere in cassa.
È tessere in classe vietato.
È vietato essere in classe !

Né dunque oppure perciò

In Uncategorized on 8 maggio 2011 at 09:49

Né dunque oppure perciò,
ma allora anche però
e quindi infatti cioè!

Dopo gli opportuni esercizi sulla frase complessa e le congiunzioni (coordinative) ho dato da imparare a memoria questa filastrocca di mia invenzione nello stile della maschera bolognese di Graziano (alias Dottor Balanzone), da recitare come se si dovesse iniziare un discorso in modo confusionario, impacciato, ma molto professorale.
Alcuni sono voluti venire subito in cattedra a leggere la filastrocca per vedere che effetto che fa.
Per le filastrocche ad uso scolastico è uscito di recente un libro per la Sperling & Kupfer: “Su qui su qua l’accento non va” di Pinuccia Ferrari Dossena. Il libro raccoglie molte di queste filastrocche (ho ritrovato “Ma con gran pena le reti Dora cala giù”). Naturalmente si può discutere sull’utilità di queste cose (le tabelline ad esempio bisogna saperle usare e non basta impararle a memoria, idem per le congiunzioni).

IL CANTICO DELLE CREATURE di San Francesco

In Uncategorized on 31 marzo 2011 at 16:57

IL CANTICO DELLE CREATURE di San Francesco

Altissimu, onnipotente bon Signore,
Tue so’ le laude, la gloria et l’honore et omne benedictione.

Ad Te solo, Altissimo, se konfano,
et nullu homo ène dignu te mentovare.

Laudato sie, mi’ Signore cum tucte le Tue creature,
spetialmente messer lo frate Sole,
lo qual è iorno, et allumeni noi per lui.

Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significatione.

Laudato si’, mi Signore, per sora Luna e le stelle:
in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.

Laudato si’, mi’ Signore, per frate Vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale, a le Tue creature dài sustentamento.

Laudato si’, mi’ Signore, per sor Aqua,
la quale è molto utile et humile et pretiosa et casta.

Laudato si’, mi Signore, per frate Focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.

Laudato si’, mi Signore, per quelli che perdonano per lo Tuo amore
et sostengono infirmitate et tribulatione.

Beati quelli ke ‘l sosterranno in pace,
ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato si’ mi Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente po’ skappare:

guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no ‘l farrà male.

Laudate et benedicete mi Signore et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate.

La lingua italiana ha una storia lunga e gloriosa, qualcosa si può cominciare a vedere anche in classe quinta: la discendenza dal latino, le origini e i cambiamenti nel corso dei secoli, gli scambi lessicali con altre lingue e culture, la presenza ancora viva dei dialetti, le parlate gergali, le parole “difficili” perché specialistiche.
Un esempio di italiano degli inizi della nostra letteratura è il Cantico delle creature che abbiamo letto e commentato dopo avere visto insieme il film di Zeffirelli “Fratello sole, sorella luna” che ha incantato la classe con la bellezza delle immagini e la sceneggiatura impeccabile.
Il lavoro sul testo è consistito nella lettura e nella spiegazione dei termini più difficili scrivendo un piccolo vocabolarietto in calce al testo. Li ha molto sorpresi e divertiti l’uso della kappa, come negli sms. Li ha interessati anche la pronuncia “alla latina” del gruppo tio/tia.
In questo testo che ha la forma di un elenco abbiamo evitato di dare una spiegazione di tipo esclusivamente religioso, non solo per la presenza di bambini appartenenti ad altre religioni o confessioni, ma per fare risaltare come Francesco ci riporti all’essenziale della vita, alle cose che sono veramente importanti e significative per tutti noi come per qualsiasi essere umano: il calore e la luce del sole, il nutrimento (aere e nubilo e la terra che sustenta), il gioco (iocundo è il fuoco). Tutto questo appare a Francesco all’interno della sua esperienza e visione del mondo mondo che è, questo sì, il mondo di un uomo profondamente religioso dove le cose che nomina gli sembreranno anche i segni tangibili della presenza di Dio. Mi è venuto spontaneo fare notare l’analogia di questo elenco concreto con gli oggetti concreti ma evocativi che abbiamo elencato nella “poesia-pozione” di qualche settimana prima.
Per lasciare un segno di questa lingua così suggestiva ho fatto imparare a memoria ad ognuno una strofa diversa del Cantico in modo da poterla recitare in gruppo (per la suddivisione vedi il testo, non più di tre versi a testa).

POESIA POZIONE

In Uncategorized on 30 marzo 2011 at 11:09

Looking for Eric

POZIONE PER DIVENTARE UN CALCIATORE DELLA JUVENTUS

Un tiro preciso
le scarpe chiodate
due gol spettacolari
una parata di Buffon
un dribbling di Krasic
le gambe del ghepardo
il palleggio di Aquilani
tre tiri di Cavani.

Paolo M.

Da una lettura di Giusy Quarenghi sul libro di lettura l’idea di fare una pozione magica per … realizzare un desiderio, ad esempio diventare un bravo calciatore.
Prima abbiamo provato in classe tutti insieme perché il gioco consiste nel mettere nella pozione non concetti astratti come la velocità, ma oggetti, idee, ricordi, simboli che abbiano la qualità richiesta, ad esempio un “dribbling di Krasic”.

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