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S’i’ fosse foco, ardere’ il mondo.

In Uncategorized on 25 maggio 2011 at 09:58

Parlando di grammatica e di congiunzioni mi è venuto in mente di proporre un facile esercizio di scrittura creativa: “se fossi …. sarei un/una …”. C’è tutto quanto serve al periodo ipotetico: la congiunzione “se”, il condizionale e il suo bravo congiuntivo. Peccato per il sonetto di Cecco Angiolieri che non è esattamente proponibile in quinta elementare. Ho fatto un centone con un verso preso da ognuno.

Se fossi un frutto sarei un’albicocca
Se fossi un rettile sarei una lucertola
Se fossi il mare mi divertirei
Se fossi un astuccio sarei pieno di cose
Se fossi una poesia mi farei leggere
Se fossi un libro sarei sfogliato
Se fossi una congiunzione sarei il CHE
Se fossi un cavallo sarei un purosangue
Se fossi una materia sarei scienze
Se fossi un sapore sarei quello del gelato
Se fossi un odore sarei il profumo della pioggia
Se fossi una nuotatrice sarei la pellegrini
Se fossi un pappagallo sarei blu
Se fossi il maestro non darei compiti
Se fossi una verdura sarei un pomodoro
Se fossi un’ora sarei le dieci e mezza
Se fossi uno sport sarei il nuoto
Se fossi un telefilm sarei Buona fortuna Charlie
Se fossi un albero sarei il baobab
Se fossi un colore sarei il giallo
Se fossi un personaggio sarei Paperino

GIROTONDO

In Uncategorized on 19 febbraio 2011 at 14:04

Girotondo

Ho preso tutti i bambini per mano,
andiamo in corsa per la città.
Alto più alto, nano più nano,
evviva evviva la libertà!

Il cielo è netto col mare d’intorno,
il sole odora di pane croccante
e l’acqua è fresca, fragrante,
ride alla bocca del giorno.

Io sono pazzo di tutti i colori,
il rosso è forte come un cazzotto,
il verde spilla bibite e fiori,
il bianco a sacchi di neve e brina
ride al pagliaccio che s’infarina.

Ho preso tutti i bambini per mano,
ho preso tutti i colori e i pennelli.
Tingiamo a nuovo case e ruscelli,
le porte i chioschi, la barba al sultano.

Ho preso tutte le nuvole a mano
tutti i rumori, gli strilli, il baccano.
Alto più alto, nano più nano,
evviva evviva la libertà!

Alfonso Gatto, Il Vaporetto

Di questa poesia abbiamo fatto un semplice lavoro di lettura e comprensione e poi di lettura espressiva. Abbiamo iniziato ricordando che ormai siamo già abbastanza esperti di poesia e conosciamo un po’ di tecniche; possiamo così fare qualche osservazione da “intenditori”, così come un appassionato di calcio sa capire e giudicare come gioca una squadra, un intenditore di cucina sa indovinare gli ingredienti e altre caratteristiche del dolce. Riporto in ordine sparso le varie osservazioni fatte in classe. Alcune osservazioni sono mie in partenza, ma le abbiamo sviluppate insieme: quelle sui sensi richiamati nella seconda strofa, la metafora bambini/nuvole, domandiamoci perché c’è una strofa di cinque versi in mezzo a tante quartine.

1. Ci sono strofe con rime alternate : nano-città-nano-libertà
2. Ci sono strofe con rime incrociate: intorno-croccante-fragrante-giorno
3. Ci sono strofe con rime baciate: brina-infarina , mano-baccano-nano
4. La ripetizione di “ho preso” è una anafora e ha per effetto di accostare come fossero una cosa sola i bambini, colori e pennelli, nuvole. Abbiamo una metafora in cui qualcosa è descritto nei termini di qualcos’altro.
5. La terza strofa è di cinque versi, perché? Non c’è una risposta certa e univoca, ma una nostra interpretazione: secondo noi sono i colori che con la loro energia “allargano” la strofa. Qui vediamo anche come l’attenzione agli aspetti formali (in questo caso la forma delle strofe) richiami la nostra attenzione a sensi che prima non avevamo colto.
6. La metrica: ci sono endecasillabi (Il cielo è netto col mare d’intorno), decasillabi (alto più alto, nano più nano), ottonari (ride alla bocca del giorno)
7. Nella seconda strofa tutti i sensi sono sollecitati:
a. Udito : ride
b. Tatto: frasca
c. Vista: il cielo netto
d. Odorato: fragrante
e. Gusto: croccante

Canto di gioia di Tsaoai-Tallee

In Uncategorized on 15 febbraio 2011 at 16:02

Canto di gioia di Tsaoai-Tallee

Io sono una piuma nel chiaro cielo
io sono il cavallo azzurro che galoppa nella pianura
io sono il pesce che brilla e guazza nell’acqua
io sono l’ombra che segue un bambino
io sono la luce della sera, la gioia dei prati
io sono un’aquila che scherza colvento
io sono un’uva dalle gocce radiose
io sono la stella più remota
io sono la frescura del mattino
io sono lo scroscio della pioggia
io sono il luccichio sulla neve ghiacciata
io sono la lunga traccia della luna sul lago
io sono una fiamma di quattro colori
io sono il capriolo nel crepuscolo della sera
io sono lo stormo delle anatre in volo nel cielo invernale
io sono la fame del giovane lupo
io sono il grande sogno di tutte queste cose.
Capisci? Io vivo, io vivo
io sono in buoni rapporti con la Terra
io sono in buoni rapporti con gli Dèi
io sono in buoni rapporti con tutto ciò che è bello.
Capisci? Io vivo
IO VIVO

Navarre Scott Momaday, Amicizia con la terra , edizioni Il punto d’incontro

Questa poesia di un poeta nativo americano ci permette di riprendere il discorso sulla ripetizione in poesia (in questo caso una anafora, come abbiamo visto già in classe terza).
Dopo avere un po’ discusso in classe sul nostro rapporto sempre più distante con la natura (le piante, gli animali ecc) ho portato l’attenzione su quei momenti di serenità e di gioia improvvisa in cui il nostro essere si allarga a tutto ciò che ci circonda come se fossimo un’unica cosa (che è il sentimento della poesia). A questo punto ho invitato tutti ad un breve esercizio di scrittura creativa: scrivere una poesia come questa (Io sono …) pensando ad un momento in cui si sia vissuto in questa comunione con il mondo. La chiusa invece è stata lasciata libera.

Ne è venuto fuori un bel lavoro di cui riporto il brano di uno degli alunni (di quelli meno portati per la grammatica) e che ha colto molto bene il senso della poesia.

Io sono un vento pallido sulla neve,
Io sono un essere brillante nel cielo,
Io sono un uomo sul prato fioroto,
Io sono una finestra che risplende,
Io sono un angelo sparso tra le nuvole,
Io sono un uccellino saltarellino,
Io sono una fontana splendente,
Io sono un cane dolce,
Io sono un sole che dà calore,
Io sono una borsa piena di fiori,
Io sono delle montagne ricoperte di neve,
Io sono un albero che cresce
Io sono vivo.

ANAFORA

In Uncategorized on 19 giugno 2010 at 10:01

ANAFORA
Distribuita la scheda sull’anafora riportata nella pagina seguente: sottolineare le ripetizioni.
Come esercizio scriviamo una poesia con l’anafora di C’ERA: nella lettura del libro di lettura c’era da disegnare un giardino di fantasia, da questo disegno ricavare una poesia dove i vari elementi del disegno sono riportati premettendo ad inizio verso “c’era”. Notare che qualcuno ha chiesto se la rima era obbligatoria: non lo è, ma se uno ci riesce meglio, così come il ritmo da dare ad ogni verso.
Il distico iniziale e quello finale l’ho fatto io:

Il mio giardino è molto bello
l’ho inventato con il pennello
[inventano loro…]
C’era di tutto, c’era di troppo
anche il salame con lo sciroppo

Sul quaderno un esercizio sull’anafora per descrivere qualcuno:
La mia mamma …
La mia mamma …
La mia mamma …
La mia mamma …
Ecc.
L’ANÀFORA
In molte poesie c’è una ripetizione insistente all’inizio di un verso o di una strofa. Questo “effetto speciale” si chiama anafora.
Vediamo l’anafora al lavoro in due poesie di Gianni Rodari (dove la ripetizione è anche dentro il verso). Colora le parole che danno luogo all’anafora

Filastrocca impertinente

Filastrocca impertinente,
chi sta zitto non dice niente;

chi sta fermo non cammina;
chi va lontano non s’avvicina;

chi si siede non sta ritto;
chi va storto non va dritto;

e chi non parte, in verità,
in nessun posto arriverà.

Giovannino Perdigiorno

Giovannino Perdigiorno
ha perso il tram di mezzogiorno,

ha perso la voce, l’appetito,
ha perso la voglia di alzare un dito,

ha perso il turno ha perso la quota,
ha perso la testa (ma era vuota),

ha perso le staffe ha perso l’ombrello,
ha perso la chiave del cancello

ha perso la voglia ha perso la via;
tutto è perduto fuorché l’allegria.

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