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DA “SAN MARTINO” A “SIN MIRTINI” E OLTRE

In Uncategorized on 10 febbraio 2012 at 16:26

Boccioni - cavaliere

DA “SAN MARTINO” A “SIN MIRTINI” E OLTRE

SAN MARTINO 1

Anno nuovo, quinta nuova. Il maestro Piero è stato spedito in un’altra quinta.
Laboratorio di informatica con gruppi misti di quarta e quinta. Cosa faccio? Scriviamo una poesia conosciuta da tutti capisco come se la cavano con la scrittura elettronica. La scelta cade su San Martino (uno mi recita sicuro San Martino campanaro, din don dan).
Dopo aver scritto la poesia, nell’incontro successivo lascio che venga “editata” esplorando le funzioni che permettono di ingrandire le lettere, colorarle, cambiare il tipo di carattere ecc. Abbiamo qualcosa di questo genere (si devono immaginare font e colori):

la nebbia agl’irti colli
piovigginando sale
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar.

SAN MARTINO 2

Cominciamo a lavorare sulla materia. Per prima cosa modifichiamo l’ordine dei versi spostandoli nell’ordine che più ci aggrada. Questa operazione ci consente di usare a più riprese la “selezione” e il “trascinamento” con il mouse. La poesia sulla quale lavorare viene posizionata in altra pagine con “seleziona” “copia” e “incolla”. Uno degli alunni ha avuto la felice idea di metterla semplicemente in ordine inverso (mente matematica). Al di là del gioco di apparenze vale la pena di notare e fare notare che i versi mantengono la loro autonomia anche nella nuova poesia così come i nuovi significati che si ottengono possono essere giudicati interessanti. Per questo si invitano gli alunni a comunicare alla classe le proprie “invenzioni”.
Questa è una riscrittura alla rovescia, idea del creativo della classe:

nel vespero migrar
com’esuli pensieri
stormi d’uccelli neri
tra le rossastre nubi

sull’uscio a rimirar
sta il cacciator fischiando
lo spiedo scoppiettando
gira sui ceppi accesi

l’anime a rallegrar.
va l’aspro odor de i vini
dal ribollir de’ tini
ma per le vie del borgo

urla e biancheggia il mar.
e sotto il maestrale
piovigginando sale
la nebbia agl’irti colli

(in ordine alfabetico)

va l’aspro odor de i vini
urla e biancheggia il mar
tra le rossastre nubi
sull’uscio a rimirar
stormi d’uccelli neri
sta il cacciator fischiando
piovigginando sale
nel vespero migrar
ma per le vie del borgo
lo spiedo scoppiettando
l’anime a rallegrar.
la nebbia agl’irti colli
gira sui ceppi accesi
e sotto il maestrale
dal ribollir de’ tini
com’esuli pensieri

SAN MARTINO 3

I passi successivi servono a lavorare sulla materia per arrivare a capire bene la cadenza del verso, che nel nostro caso è il settenario. Dunque l’ultimo accento cade sempre sulla 6° sillaba e facciamo attenzione a considerare sillaba poetica ogni singola emissione di fiato (certo non parleremo di sinalefe). Qui pago debito al librino di Giampaolo Dossena “Garibaldi fu ferito” che racconta e propone le infinite variazioni alla nota filastrocca. Io qui faccio fare un San Martino monovocalico in A, I, E, O (evitare U) come nel gioco di parole “Garabalda fa farata”, “Ghiribildi fi firiti” e via delirando. Facciamo il gioco “con le orecchie” cioè cambiando la grafia per salvare i suoni delle consonanti.
Il risultato è di sicuro effetto e il Carnevale è arrivato. La parte seria è che ciò che rimane dopo avere tolto ogni residuo senso ai versi è il ritmo del settenario. C.v.d.

la nabba agl’arta calla
pavaggiananda sala
a satta al maastrala
arla a bancaggia al mar.

Ma par la va dal borga
dal raballar da’ tana
va l’aspra adar da vana
l’anama a rallagrar.

Gara sa ciappa accasa
la spada scappattanda
sta al cacciatar fascanda
sall’ascia a ramarar

tra la rassastra naba
starma d’accialla nara
cam’asala pansara
nal vaspara magrar.

SAN MARTINO 4

Proseguiamo nella conoscenza del settenario. Questa volta tocca a loro produrre settenari, ma senza significato: conta solo la metrica e il ritmo.
Stiamo leggendo qualche pagine dal Signore degli anelli e abbiamo visto anche una parte del film quindi per iniziare scriviamo nel linguaggio degli Elfi (Sarà una loro traduzione di San Martino? O un canto in settenari di cui non conosciamo il significato?)
Non è semplice come può sembrare e alla fine la poesia che ne risulta va comunque letta per benino, con intonazione e sentimento.

yamma falla lacalla
faialla parrangala
aras ae ruggey
hiocre greaxy.

Gualla ralla lasalla
ruella sata mella
firrela san parella
norella anzorella

SAN MARTINO 5

Volevo fare una poesia sull’inverno in settenari e in classe avevo anche raccolto dalla poesia di Rodari “il gatto inverno” un elenco di termini che si riferivano all’inverno (bianco, freddo, slitta ecc.). Poi ho invitato gli alunni a scrivere una poesia sull’inverno partendo da quelle parole. Il risultato è stato abbastanza deludente, credo fosse meglio lasciarli liberi di scrivere con più libertà senza i vincoli del metro. Faremo meglio un’altra volta.

Vista la magra figura, nel laboratorio di informatica ho invitato gli alunni a scrivere una storia in versi, ad esempio cosa facciamo la mattina (Mi sveglio la mattina/ho sonno e sono stanco … per fare qualche esempio).
Ecco alcuni esempi del lavoro svolto. (In alcuni casi ho aggiunto e rimaneggiato insieme a loro, si deve dare l’esempio di lavoro collaborativo e cooperativo!)

UNA STORIA IN SETTENARI

è duro andare là
quel posto detto scuola.

Chi sa chi l’ha inventata
Che sia stato il nonno?
o forse il suo bisnonno?
Ma non mi importa tanto
or devo andar a scuola
se voglio imparare
Imparo poi che cosa?
A scrivere in prosa.
(gli ultimi due versi li ho aggiunti io e sono stati accettati)

UNA STORIA IN SETTENARI

La neve è tutta bianca
la scuola è stata chiusa
danziamo tutti assieme
contemporaneamente.
(un settenario di una sola parola!)

INVENTO UNA STORIA IN SETTENARI

Mi alzo stamattina
sul letto vorrei stare
la mamma lo impedisce
a scuola devo andare.

Poi faccio colazione
con un bel biscottone
mi lavo presto i denti
mi vesto in un baleno.

Purtroppo era domenica
l’errore era già fatto.
Però, però, però
a catechismo andrò.

SAN MARTINO

In Uncategorized on 19 giugno 2010 at 11:42

Trova una personificazione e una similitudine.

Le strofe sono composte di quattro versi
e perciò si chiamano …………(quartine)…………
I versi hanno tutti l’ultimo accento poetico sulla 6° posizione
e perciò si chiamano ………(settenari)…………………………

È una poesia composta di quattro …(quartine… di (settenari)………

SAN MARTINO

La nebbia a gl’irti colli
piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;
ma per le vie del borgo
dal ribollir de’ tini
va l’aspro odor de i vini
l’anime a rallegrar.
Gira su’ ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando:
sta il cacciator fischiando
su l’uscio a rimirar
tra le rossastre nubi
stormi d’uccelli neri
com’esuli pensieri,
nel vespero migrar.

Giosuè Carducci – 1883

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