mastropiero

Posts Tagged ‘CLASSE TERZA’

I bu

In Uncategorized on 19 giugno 2010 at 11:03

Per storia ho dato da leggere la poesia I bu di Tonino Guerra (come se la fine dei buoi stesse a significare la fine di un tipo di vita iniziata con il neolitico)

Una poesia di Tonino Guerra del 1972
nel dialetto di Santarcangelo di Romagna.

I bu

Andè a di acsè mi bu ch’ i vaga véa,
che quèl chi à fat i à fat,
che adèss u s’èra préima se tratòur.

E’ pianz e’ cór ma tótt, ènca mu mè,
avdài ch’i à lavurè dal mièri d’an
e adès i à d’andè véa a tèsta basa
dri ma la córda lònga de mazèl.

I buoi

Andate a dir così ai buoi che vadano via
che quel che han fatto han fatto,
che adesso si ara prima col trattore.
Piange il cuore a tutti, anche a me
a pensare che hanno lavorato per migliaia d’anni
e adesso devono andare via a testa bassa
dietro la corda lunga del macello.

Annunci

Un sepalo, un petalo e una spina

In Uncategorized on 19 giugno 2010 at 11:01

La poesia di Emily Dickinson da imparare a memoria e come esercizio di scrittura a ricalco; un terzo della classe riesce a cogliere bene lo stile: frasi nominali, elementi attinenti al soggetto che viene detto solo alla fine; la restante parte scrive una descrizione.

Un sepalo, un petalo e una spina

Un sepalo, un petalo e una spina
In un comune mattino d’estate;
Un fiasco di rugiada, un’ape o due,
Una brezza,
Un frullo in mezzo agli alberi;
Ed io sono una rosa!

Emily Dickinson

A sepal, petal, and a thorn
Upon a common summer’s morn,
A flash of dew, a bee or two,
A breeze
A caper in the trees,
And I ’m a rose!

Storia universale

In Uncategorized on 19 giugno 2010 at 10:59

Per la Festa del Lavoro la poesia di Rodari Storia universale. Che non è una poesia ma un raccontino. Rodari l’ha scritto in prosa, ma sono endecasillabi, così ho pensato di “sbrogliarlo” e metterlo in forma di poesia (non sarà stata un’idea solo mia, idem in filastrocche .it). Devo mettere un tag in tutte le poesie che trattano il rapporto poesia/prosa.

Storia universale

In principio la Terra era tutta sbagliata,
renderla più abitabile fu una bella faticata.
Per passare i fiumi non c’erano ponti.
Non c’erano sentieri per salire sui monti.

(queste strofe no) Ti volevi sedere? Neanche l’ombra di un pan¬chetto.
Cascavi dal sonno? Non esisteva il letto.
Per non pungersi i piedi, né scarpe né stivali.
Se ci vedevi poco non trovavi gli occhiali.

Per fare una partita non c’erano palloni:
mancava la pentola e il fuoco per cuocere i maccheroni,
anzi a guardare bene mancava anche la pasta.
Non c’era nulla di niente. Zero via zero, e basta.

C’erano solo gli uomini, con due braccia per lavorare,
e agli errori piu grossi si poté rimediare.
Da correggere, però, ne restano ancora tanti:
rimboc¬catevi le maniche, c’è lavoro per tutti quanti.

Tratto da “Favole al telefono” di Gianni Rodari

L’ONOMATOPEA

In Uncategorized on 19 giugno 2010 at 10:50

L’ONOMATOPEA

Spiegata come un’imitazione di suoni, rumori o voci di animali con le parole. Seguono alcune parole “onomatopeiche” : il verso della rana (gra!  gracidare) ecc.

Lettura della fontana malata (versione ridotta sulla scheda) per dire come il poeta abbia inventato parole per richiamare i suoni.
Faccio vedere come si possa scrivere una poesia a ricalco della fontana malata (il frigorifero raffreddato), facciamo una rapida carrellata di oggetti che potrebbero essere adatti a fare una poesia con onomatopee: frullini, libri, televisori, lampadari ecc. Infine ognuno scrive la sua poesia su foglio forato.
Sul retro copiare “lasciatemi divertire” del medesimo Palazzeschi, che viene letto in maniera espressiva (si possono fare anche capriole e salti) e sarà da imparare a memoria.

Per i maestri e le maestre: sostituire “maestro/a” a “poeta” e siamo tutti futuristi
(almeno questo)

Da “LASCIATEMI DIVERTIRE”

Tri tri tri,
fru fru fru,
uhi uhi uhi,
ihu ihu ihu.

Il poeta si diverte,
pazzamente,
smisuratamente.
Non lo state a insolentire,
lasciatelo divertire
poveretto,
queste piccole corbellerie
sono il suo diletto.

Cucù rurù,
rurù cucù,
cuccuccurucù!

(Aldo Palazzeschi)

Da “LA FONTANA MALATA”

Clof, clop, cloch,
cloffete,
cloppete,
clocchette,
chchch……

E’ giu’,
nel cortile,
la povera
fontana
malata;
che spasimo!
sentirla
tossire.
Tossisce,
tossisce,
un poco
si tace….
di nuovo.
tossisce.

Clof, clop, cloch,
cloffete,
cloppete,
chchch….

(Aldo Palazzeschi)

L’ONDA

In Uncategorized on 19 giugno 2010 at 10:43

ALLITTERAZIONE
L’allitterazione nella poesia di D’Annunzio “L’onda”. Colorare e scoprire.
(Sicuramente si potrebbe trovare di meglio e di più adatto, ad esempio in Piumini). Una cosa interessante che ho scoperto facendo fare un lipogramma su una vocale: mancando una vocale il risultato è fortemente allitterato

Da “L’ONDA”

Palpita, sale,
si gonfia, s’incurva,
s’alluma, propende.
Il dorso ampio splende
come cristallo;
la cima leggera
s’arruffa
come criniera
nivea di cavallo.
Il vento la scavezza.
L’onda si spezza,
precipita nel cavo
del solco sonora;
spumeggia, biancheggia,
s’infiora, odora,
S’allunga,
rotola, galoppa;
intoppa
in altra cui il vento
diè tempra diversa;
l’avversa,
l’assalta, la sormonta,
vi si mesce, s’accresce.
Di spruzzi, di sprazzi,
di fiocchi, d’iridi
ferve nella risacca;
par che di crisopazzi
scintilli
e di berilli
viridi a sacca.
O sua favella!
Sciacqua, sciaborda,
scroscia, schiocca, schianta,
romba, ride, canta,
accorda, discorda,
tutte accoglie e fonde
le dissonanze acute
nelle sue volute
profonde,
libera e bella,
numerosa e folle,
possente e molle,
creatura viva
che gode
del suo mistero
fugace

Gabriele D’Annunzio

FILASTROCCA DI NATALE

In Uncategorized on 19 giugno 2010 at 10:23

Abbiamo segnato con un pallino gli accenti poetici e ho fatto rileggere così la poesia, ottenendo una lettura molto più fluida e musicale.

FILASTROCCA DI NATALE

Ritorna ogni anno, arriva puntuale
con il suo sacco Babbo Natale;
nel vecchio sacco ogni anno trovi
tesori vecchi e tesori nuovi.
C’è l’orsacchiotto giallo di stoffa
che ballonzola con aria goffa;
c’è il cavalluccio di cartapesta
che galoppa e scrolla la testa;
e in fondo al sacco tra noci e confetti,
la bambolina che strizza gli occhietti.
Ma Babbo Natale sa che adesso
anche ai giocattoli piace il progresso:
al giorno d’oggi le bambole han fretta\ ,
vanno in auto o in bicicletta.
Nel vecchio sacco pieno di doni
ci sono ogni anno nuove invenzioni.

Io del progresso non mi lamento
anzi, vi dico, ne sono contento.

Gianni Rodari Filastrocche per tutto l’anno

Una poesia per Natale: IL GATTO INVERNO

In Uncategorized on 19 giugno 2010 at 10:20

Una poesia per Natale: Il GATTO INVERNO DI RODARI Che è una bella poesia, un po’ trasognata . Da imparare a memoria ricordandosi di “mimare la similitudine” (sarebbe meglio dire la metafora) tra i due versi:

per forza, con quel gatto, (qui un gesto, come uno che si sbaglia perchè ha detto “gatto” invece di “inverno”)
con l’inverno alla finestra

Il gatto inverno

Ai vetri della scuola stamattina
l’inverno strofina
la sua schiena nuvolosa
come un vecchio gatto grigio:
con la nebbia fa i giochi di prestigio,
le case fa sparire
e ricomparire;
con le zampe di neve imbianca il suolo
e per coda ha un ghiacciolo…
Sì, signora maestra,
mi sono un po’ distratto:
ma per forza, con quel gatto,
con l’inverno alla finestra
che mi ruba i pensieri
e se li porta in slitta
per allegri sentieri.
Invano io li richiamo:
si saranno impigliati in qualche ramo
spoglio;
o per dolce imbroglio, chiotti, chiotti,
fingon d’esser merli e passerotti.

Gianni Rodari Filastrocche in cielo e in terra

LA SIMILITUDINE

In Uncategorized on 19 giugno 2010 at 10:06

LA SIMILITUDINE

La similitudine come forma di paragone/confronto.
Ho fatto io due fotocopie, una per la similitudine come paragone e l’altra per la similitudine in poesia (poesia di Rilke)
Messi gli accenti poetitici nella poesia di Rilke: il discorso sull’accento poetico andrà fatto riprendento la ritmica delle poesie fatte in classe prima per musica.
Una produzione poetica con similitudini: poesia sull’inverno
L’accento poetico : colora le sillabe sulla poesia di Rilke + riprendi le filastrocche fatte in classe prima per musica.
A memoria la poesia di Rilke
Fotocopia “cielo di notte” sulla similitudine: a partire da questa ognuno ha scritto una poesia sull’inverno (attenzione, alcuni paragonano l’inverno ad una sua caratteristica es. l’inverno è come il ghiaccio).
Chiedere sempre di una similitudine qual è il 1° termine di paraone, il 2° e il 3° (che cosa unisce i primi due)

LA SIMILITUDINE
Spesso quando descriviamo una cosa facciamo il confronto con un’altra cosa che le somiglia, cioè sono due cose simili. Le due cose sono simili perché hanno qualcosa in comune.
Facciamo un esempio: voglio dire che Luigino è proprio un ragazzo buono e lo voglio paragonare al pane, perché anche il pane è buono. Dico:
“Luigino è buono, ma anche il pane è buono”; “Luigino è buono come il pane”.
Luigino (questo è il 1° termine)
Il pane (questo è il 2° termine)
buono (questo è il 3° termine, quello che spiega il paragone)
Questo paragone tra due cose diverse ma simili si chiama SIMILITUDINE. Attenzione però,questa paragone è una similitudine solo se non vale al contrario:
non dici: “Questo pane è buono come Luigino”.

ESERCIZIO: sottolinea le similitudini tra questi paragoni:
Mario canta come un usignolo.
Mario è alto come Giorgio.
Maria è lenta come una lumaca.
Maria è brava come la sua compagna di banco.
Zorro è furbo come una volpe.

Ecco alcuni esempi di similitudine tratti dal parlare comune:

Marzia è precisa come un orologio
Marcello è forte come un toro.
Lisa è coraggiosa come una leonessa.
Aurelio è veloce come un fulmine.
Luisa corre come una gazzella.
Mirko si muove come una pantera.

ESERCIZIO. Colora con colori diversi il 1° termine, il 2° termine, il 3° termine (quello che spiega la similitudine)

Non c’è solo la parola “come” che lega i due termini della similitudine, si possono usare anche le espressioni “sembra”, “pare”, “tale e quale”, “è simile a”, assomiglia a” ecc.

ESERCIZIO: negli esempi sopra sostituisci “come” con un’altra espressione equivalente. Per esempio puoi dire “Luigino è talmente buono che sembra un pezzo di pane”

Le similitudini si usano per dare forza ad una descrizione e le troviamo spesso nelle poesie.

LE SIMILITUDINI NELLA POESIA

Risveglio nel vento

Nel colmo della notte, a volte accade
che si risvegli, come un bimbo, il vento.
Solo, pian piano, vien per il sentiero,
penetra nel villaggio addormentato.
Striscia guardingo, sino alla fontana;
poi si sofferma, tacito, in ascolto.
Pallide stan tutte le case, intorno;
tutte le querce mute.

(Rainer Maria Rilke)

Hai riconosciuto la similitudine in questa poesia? Scrivi.

In questa poesia la similitudine è nuova, nessuno l’aveva mai detta prima. Spesso nelle poesie la similitudine si usa per dare un significato nuovo a qualcosa che conosci, ad esempio il vento.
ESERCIZIO: proviamo anche noi.
Questo prato d’estate è come …
Il sole oggi sembra …
Albero senza foglie come …
Le mani della pattinatrice sembravano …
La verifica di matematica era come …

Questa invece è una poesia intera, manca il 3° termine, devi capirlo da solo. Il poeta era soldato nella prima guerra mondiale e scrisse così:

Soldati – (bosco di Courton 1918)

Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie. ( Giuseppe Ungaretti)

Il cielo di notte

Il cielo è come un mare
e le nubi paiono ombre [similitudine]
e la luna è una barca
che naviga tra le stelle [metafora]

(poesia giapponese)

Inverno

Come un fanciullo che da un lungo viaggio
stanco ritorna al paese natio,
e dorme e si riposa,
così tranquillo, placido
e sereno
è l’inverno che torna

(T.Ishikawa)

ANAFORA

In Uncategorized on 19 giugno 2010 at 10:01

ANAFORA
Distribuita la scheda sull’anafora riportata nella pagina seguente: sottolineare le ripetizioni.
Come esercizio scriviamo una poesia con l’anafora di C’ERA: nella lettura del libro di lettura c’era da disegnare un giardino di fantasia, da questo disegno ricavare una poesia dove i vari elementi del disegno sono riportati premettendo ad inizio verso “c’era”. Notare che qualcuno ha chiesto se la rima era obbligatoria: non lo è, ma se uno ci riesce meglio, così come il ritmo da dare ad ogni verso.
Il distico iniziale e quello finale l’ho fatto io:

Il mio giardino è molto bello
l’ho inventato con il pennello
[inventano loro…]
C’era di tutto, c’era di troppo
anche il salame con lo sciroppo

Sul quaderno un esercizio sull’anafora per descrivere qualcuno:
La mia mamma …
La mia mamma …
La mia mamma …
La mia mamma …
Ecc.
L’ANÀFORA
In molte poesie c’è una ripetizione insistente all’inizio di un verso o di una strofa. Questo “effetto speciale” si chiama anafora.
Vediamo l’anafora al lavoro in due poesie di Gianni Rodari (dove la ripetizione è anche dentro il verso). Colora le parole che danno luogo all’anafora

Filastrocca impertinente

Filastrocca impertinente,
chi sta zitto non dice niente;

chi sta fermo non cammina;
chi va lontano non s’avvicina;

chi si siede non sta ritto;
chi va storto non va dritto;

e chi non parte, in verità,
in nessun posto arriverà.

Giovannino Perdigiorno

Giovannino Perdigiorno
ha perso il tram di mezzogiorno,

ha perso la voce, l’appetito,
ha perso la voglia di alzare un dito,

ha perso il turno ha perso la quota,
ha perso la testa (ma era vuota),

ha perso le staffe ha perso l’ombrello,
ha perso la chiave del cancello

ha perso la voglia ha perso la via;
tutto è perduto fuorché l’allegria.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: