mastropiero

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Incipit del GGG

In Uncategorized on 28 marzo 2012 at 11:00

Il GGG - illustrazione di Quentin Blake

Sofia non riusciva a prender sonno. Un raggio di luna che filtrava tra le tende andava a cadere obliquamente proprio sul suo cuscino. Nel dormitorio gli altri bambini sognavano già da tempo. Sofia chiuse gli occhi e rimase immobile tentando con tutte le forze di addormentarsi. Ma niente da fare. Il raggio della luna fendeva l’oscurità come una lama d’argento e andava a ferirla in piena faccia. Nell’edificio regnava un assoluto silenzio; non una voce dal pianterreno, non un passo al piano di sopra. Dietro le tende, la finestra era spalancata, ma non si udiva né un passante sul marciapiede, né una macchina per la strada. Non si avvertiva il più lieve rumore; mai Sofia s’era trovata in un tale silenzio. Forse, si disse, questa è quella che chiamano l’Ora delle Ombre.

Per inaugurare la biblioteca scolastica del nostro plesso ogni classe doveva pensare ad una attività. Io ho pensato ad un puzzle per ricomporre l’inizio di uno dei libri presenti (il GGG di Roald Dahl) e poi leggere il brano ricomposto. In questo modo chi aveva letto il libro lo poteva riconoscere e gli altri potevano essere invogliati a proseguire da soli la lettura. Detto fatto, ho scomposto la prima mezza pagina più o meno in sintagmi: ne sono venuti fuori dei cartoncini da ricomporre alla lavagna col patafix. L’esercizio è divertente anche per riprendere in classe, magari a gruppi, qualche ragionamento sulla coesione e coerenza di un testo narrativo.

Da questa idea ne è nata un’altra che riguarda la poesia: pensare che “dietro” al testo in prosa c’è una poesia, anzi più d’una. Pensare che le parole in prosa sono collegate tra loro in modo da raccontare una storia, ma svincolate da questo compito possono incontrarsi a formare altri significati.
Ho dato ad ogni alunno un foglio con l’incipit in prosa (questo) e ho mostrato alla lavagna cosa se ne poteva fare: ritagliare i “pezzetti con un significato” e riutilizzarli per scrivere versi. Attenzione a non frammentare troppo il testo (non le singole parole ma più o meno le espansioni come in analisi logica); ugualmente non tagliare intere frasi (siamo nel plagio). I frammenti sono stati incollati su un foglio e dopo una mia valutazione li ho invitati a riscrivere il testo facendo un po’ di “editing”, piccoli aggiustamenti di sintassi dove fossero necessari.
Mi è sembrata un’esperienza riuscita, lo si è visto dal silenzio e dalla concentrazione durante il lavoro e dai commenti positivi nei giorni successivi.
A me è sembrato interessante che il processo creativo sia conseguente a quella che alla fine è stata un’esperienza di lettura del testo, liberato dai vincoli narrativi. Quello che ne è venuto fuori non è totalmente altro rispetto alla prosa ma qualcosa che gli si affianca in modo coerente. Abbiamo esplorato altri sensi del testo, guidati dalle medesime parole.

P.S. perchè nulla ne vada sprecato … ho fatto la questua delle parole (“un articolo, una preposizione, molto gentile”) e alla fine ho raccolto in un barattolo le parole non utilizzate. Stabiliamo il principio che le parole in poesia sono come il pane che non si butta via. Si dovranno riutilizzare come si fa con gli avanzi di cucina.

Qualche esempio:

In piena oscurità dietro le tende
il raggio d’argento della luna
già da tempo andava a ferirla come una lama.
Immobile sul suo cuscino
Sofia non udiva una voce
Sofia avvertiva un tale silenzio.

L’Ora delle ombre era nell’edificio
Sofia sognava al piano di sopra
ma gli altri bambini
non riuscivano a prendere sonno.

Un passante chiuse gli occhi
e rimase il raggio di luna
che fendeva il marciapiede.

Un raggio di luna regnava
sull’oscurità
in assoluto silenzio

Gli altri bambini dietro le tende
sognavano con tutte le forze.

Ombre come una lama.

Spalancando la finestra
non si udiva nessun rumore

Sofia regnava su un assoluto silenzio

Il raggio di luna sul marciapiede
L’edificio rimase immobile.

DA “SAN MARTINO” A “SIN MIRTINI” E OLTRE

In Uncategorized on 10 febbraio 2012 at 16:26

Boccioni - cavaliere

DA “SAN MARTINO” A “SIN MIRTINI” E OLTRE

SAN MARTINO 1

Anno nuovo, quinta nuova. Il maestro Piero è stato spedito in un’altra quinta.
Laboratorio di informatica con gruppi misti di quarta e quinta. Cosa faccio? Scriviamo una poesia conosciuta da tutti capisco come se la cavano con la scrittura elettronica. La scelta cade su San Martino (uno mi recita sicuro San Martino campanaro, din don dan).
Dopo aver scritto la poesia, nell’incontro successivo lascio che venga “editata” esplorando le funzioni che permettono di ingrandire le lettere, colorarle, cambiare il tipo di carattere ecc. Abbiamo qualcosa di questo genere (si devono immaginare font e colori):

la nebbia agl’irti colli
piovigginando sale
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar.

SAN MARTINO 2

Cominciamo a lavorare sulla materia. Per prima cosa modifichiamo l’ordine dei versi spostandoli nell’ordine che più ci aggrada. Questa operazione ci consente di usare a più riprese la “selezione” e il “trascinamento” con il mouse. La poesia sulla quale lavorare viene posizionata in altra pagine con “seleziona” “copia” e “incolla”. Uno degli alunni ha avuto la felice idea di metterla semplicemente in ordine inverso (mente matematica). Al di là del gioco di apparenze vale la pena di notare e fare notare che i versi mantengono la loro autonomia anche nella nuova poesia così come i nuovi significati che si ottengono possono essere giudicati interessanti. Per questo si invitano gli alunni a comunicare alla classe le proprie “invenzioni”.
Questa è una riscrittura alla rovescia, idea del creativo della classe:

nel vespero migrar
com’esuli pensieri
stormi d’uccelli neri
tra le rossastre nubi

sull’uscio a rimirar
sta il cacciator fischiando
lo spiedo scoppiettando
gira sui ceppi accesi

l’anime a rallegrar.
va l’aspro odor de i vini
dal ribollir de’ tini
ma per le vie del borgo

urla e biancheggia il mar.
e sotto il maestrale
piovigginando sale
la nebbia agl’irti colli

(in ordine alfabetico)

va l’aspro odor de i vini
urla e biancheggia il mar
tra le rossastre nubi
sull’uscio a rimirar
stormi d’uccelli neri
sta il cacciator fischiando
piovigginando sale
nel vespero migrar
ma per le vie del borgo
lo spiedo scoppiettando
l’anime a rallegrar.
la nebbia agl’irti colli
gira sui ceppi accesi
e sotto il maestrale
dal ribollir de’ tini
com’esuli pensieri

SAN MARTINO 3

I passi successivi servono a lavorare sulla materia per arrivare a capire bene la cadenza del verso, che nel nostro caso è il settenario. Dunque l’ultimo accento cade sempre sulla 6° sillaba e facciamo attenzione a considerare sillaba poetica ogni singola emissione di fiato (certo non parleremo di sinalefe). Qui pago debito al librino di Giampaolo Dossena “Garibaldi fu ferito” che racconta e propone le infinite variazioni alla nota filastrocca. Io qui faccio fare un San Martino monovocalico in A, I, E, O (evitare U) come nel gioco di parole “Garabalda fa farata”, “Ghiribildi fi firiti” e via delirando. Facciamo il gioco “con le orecchie” cioè cambiando la grafia per salvare i suoni delle consonanti.
Il risultato è di sicuro effetto e il Carnevale è arrivato. La parte seria è che ciò che rimane dopo avere tolto ogni residuo senso ai versi è il ritmo del settenario. C.v.d.

la nabba agl’arta calla
pavaggiananda sala
a satta al maastrala
arla a bancaggia al mar.

Ma par la va dal borga
dal raballar da’ tana
va l’aspra adar da vana
l’anama a rallagrar.

Gara sa ciappa accasa
la spada scappattanda
sta al cacciatar fascanda
sall’ascia a ramarar

tra la rassastra naba
starma d’accialla nara
cam’asala pansara
nal vaspara magrar.

SAN MARTINO 4

Proseguiamo nella conoscenza del settenario. Questa volta tocca a loro produrre settenari, ma senza significato: conta solo la metrica e il ritmo.
Stiamo leggendo qualche pagine dal Signore degli anelli e abbiamo visto anche una parte del film quindi per iniziare scriviamo nel linguaggio degli Elfi (Sarà una loro traduzione di San Martino? O un canto in settenari di cui non conosciamo il significato?)
Non è semplice come può sembrare e alla fine la poesia che ne risulta va comunque letta per benino, con intonazione e sentimento.

yamma falla lacalla
faialla parrangala
aras ae ruggey
hiocre greaxy.

Gualla ralla lasalla
ruella sata mella
firrela san parella
norella anzorella

SAN MARTINO 5

Volevo fare una poesia sull’inverno in settenari e in classe avevo anche raccolto dalla poesia di Rodari “il gatto inverno” un elenco di termini che si riferivano all’inverno (bianco, freddo, slitta ecc.). Poi ho invitato gli alunni a scrivere una poesia sull’inverno partendo da quelle parole. Il risultato è stato abbastanza deludente, credo fosse meglio lasciarli liberi di scrivere con più libertà senza i vincoli del metro. Faremo meglio un’altra volta.

Vista la magra figura, nel laboratorio di informatica ho invitato gli alunni a scrivere una storia in versi, ad esempio cosa facciamo la mattina (Mi sveglio la mattina/ho sonno e sono stanco … per fare qualche esempio).
Ecco alcuni esempi del lavoro svolto. (In alcuni casi ho aggiunto e rimaneggiato insieme a loro, si deve dare l’esempio di lavoro collaborativo e cooperativo!)

UNA STORIA IN SETTENARI

è duro andare là
quel posto detto scuola.

Chi sa chi l’ha inventata
Che sia stato il nonno?
o forse il suo bisnonno?
Ma non mi importa tanto
or devo andar a scuola
se voglio imparare
Imparo poi che cosa?
A scrivere in prosa.
(gli ultimi due versi li ho aggiunti io e sono stati accettati)

UNA STORIA IN SETTENARI

La neve è tutta bianca
la scuola è stata chiusa
danziamo tutti assieme
contemporaneamente.
(un settenario di una sola parola!)

INVENTO UNA STORIA IN SETTENARI

Mi alzo stamattina
sul letto vorrei stare
la mamma lo impedisce
a scuola devo andare.

Poi faccio colazione
con un bel biscottone
mi lavo presto i denti
mi vesto in un baleno.

Purtroppo era domenica
l’errore era già fatto.
Però, però, però
a catechismo andrò.

S’i’ fosse foco, ardere’ il mondo.

In Uncategorized on 25 maggio 2011 at 09:58

Parlando di grammatica e di congiunzioni mi è venuto in mente di proporre un facile esercizio di scrittura creativa: “se fossi …. sarei un/una …”. C’è tutto quanto serve al periodo ipotetico: la congiunzione “se”, il condizionale e il suo bravo congiuntivo. Peccato per il sonetto di Cecco Angiolieri che non è esattamente proponibile in quinta elementare. Ho fatto un centone con un verso preso da ognuno.

Se fossi un frutto sarei un’albicocca
Se fossi un rettile sarei una lucertola
Se fossi il mare mi divertirei
Se fossi un astuccio sarei pieno di cose
Se fossi una poesia mi farei leggere
Se fossi un libro sarei sfogliato
Se fossi una congiunzione sarei il CHE
Se fossi un cavallo sarei un purosangue
Se fossi una materia sarei scienze
Se fossi un sapore sarei quello del gelato
Se fossi un odore sarei il profumo della pioggia
Se fossi una nuotatrice sarei la pellegrini
Se fossi un pappagallo sarei blu
Se fossi il maestro non darei compiti
Se fossi una verdura sarei un pomodoro
Se fossi un’ora sarei le dieci e mezza
Se fossi uno sport sarei il nuoto
Se fossi un telefilm sarei Buona fortuna Charlie
Se fossi un albero sarei il baobab
Se fossi un colore sarei il giallo
Se fossi un personaggio sarei Paperino

POESIA POZIONE

In Uncategorized on 30 marzo 2011 at 11:09

Looking for Eric

POZIONE PER DIVENTARE UN CALCIATORE DELLA JUVENTUS

Un tiro preciso
le scarpe chiodate
due gol spettacolari
una parata di Buffon
un dribbling di Krasic
le gambe del ghepardo
il palleggio di Aquilani
tre tiri di Cavani.

Paolo M.

Da una lettura di Giusy Quarenghi sul libro di lettura l’idea di fare una pozione magica per … realizzare un desiderio, ad esempio diventare un bravo calciatore.
Prima abbiamo provato in classe tutti insieme perché il gioco consiste nel mettere nella pozione non concetti astratti come la velocità, ma oggetti, idee, ricordi, simboli che abbiano la qualità richiesta, ad esempio un “dribbling di Krasic”.

Canto di gioia di Tsaoai-Tallee

In Uncategorized on 15 febbraio 2011 at 16:02

Canto di gioia di Tsaoai-Tallee

Io sono una piuma nel chiaro cielo
io sono il cavallo azzurro che galoppa nella pianura
io sono il pesce che brilla e guazza nell’acqua
io sono l’ombra che segue un bambino
io sono la luce della sera, la gioia dei prati
io sono un’aquila che scherza colvento
io sono un’uva dalle gocce radiose
io sono la stella più remota
io sono la frescura del mattino
io sono lo scroscio della pioggia
io sono il luccichio sulla neve ghiacciata
io sono la lunga traccia della luna sul lago
io sono una fiamma di quattro colori
io sono il capriolo nel crepuscolo della sera
io sono lo stormo delle anatre in volo nel cielo invernale
io sono la fame del giovane lupo
io sono il grande sogno di tutte queste cose.
Capisci? Io vivo, io vivo
io sono in buoni rapporti con la Terra
io sono in buoni rapporti con gli Dèi
io sono in buoni rapporti con tutto ciò che è bello.
Capisci? Io vivo
IO VIVO

Navarre Scott Momaday, Amicizia con la terra , edizioni Il punto d’incontro

Questa poesia di un poeta nativo americano ci permette di riprendere il discorso sulla ripetizione in poesia (in questo caso una anafora, come abbiamo visto già in classe terza).
Dopo avere un po’ discusso in classe sul nostro rapporto sempre più distante con la natura (le piante, gli animali ecc) ho portato l’attenzione su quei momenti di serenità e di gioia improvvisa in cui il nostro essere si allarga a tutto ciò che ci circonda come se fossimo un’unica cosa (che è il sentimento della poesia). A questo punto ho invitato tutti ad un breve esercizio di scrittura creativa: scrivere una poesia come questa (Io sono …) pensando ad un momento in cui si sia vissuto in questa comunione con il mondo. La chiusa invece è stata lasciata libera.

Ne è venuto fuori un bel lavoro di cui riporto il brano di uno degli alunni (di quelli meno portati per la grammatica) e che ha colto molto bene il senso della poesia.

Io sono un vento pallido sulla neve,
Io sono un essere brillante nel cielo,
Io sono un uomo sul prato fioroto,
Io sono una finestra che risplende,
Io sono un angelo sparso tra le nuvole,
Io sono un uccellino saltarellino,
Io sono una fontana splendente,
Io sono un cane dolce,
Io sono un sole che dà calore,
Io sono una borsa piena di fiori,
Io sono delle montagne ricoperte di neve,
Io sono un albero che cresce
Io sono vivo.

POESIA E SOGNO

In Uncategorized on 19 giugno 2010 at 12:54

Abbiamo lavorato sul sogno in una UA apposita. per la parte di poesia abbiamo letto:
Da due poesie di Stevenson facciamo confronto tra le due poesie “Il mio letto è una nave” “il paese dei sogni” che sono simili. Analisi delle similitudini.
Lavoro di produzione: trova tre similitudini per i tre momenti del sonno: quando mi addormento è come… quando sogno è come… quando mi risveglio è come…; per ogni momento comporre un distico (o terzina o quartina) facendo attenzione alla lunghezza metrica (possibilmente versi della stessa lunghezza) ma senza essere troppo rigorosi. L’importante è capire quali sono i mezzi per dare rilievo al verso. Il verso è in qualche modo sempre autonomo rispetto al resto della poesia.
Piumini (da Quieto patato): pagg. 68, 88, 111 (ma non sono piaciute molto)
Rodari: L’omino dei sogni (in Prime fiabe e filastrocche pag. 66)

Produzione poetica. Argomento: un sogno, anche uno descritto in prosa. Prendi dieci parole dal racconto e trova dieci rime.

METAFORA e descrizione

In Uncategorized on 19 giugno 2010 at 12:43

Da un suggerimento del libro (Il mio cavallo da Canti degli indiani d’America, Scheiwiller) scriviamo una descrizione di un animale usando metafore e similitudini. Ne sono venuti fuori testi iperbolici, ben fatti, tutti hanno centrato la consegna.

Una mia alunna ha scritto:

La mia tartaruga è verde come l’erba. È un leone affamato che impazzisce il cibo. La sua espressione è dolce come un pasticcino. I suoi occhi neri e lucidi sembrano carbone. È intelligente come un mulo (sic). Le sue unghie sono coltelli affilati. Le sue pinne sono le eliche di un aereo che la spingono avanti. È bella come l’oro.

METAFORA – festa del papà

In Uncategorized on 19 giugno 2010 at 12:42

Abbiamo usato questa tecnica anche per descrivere il papà in occasione della Festa del papà Per attivare le idee e il lessico che ci serve 1) fare un elenco di 5 oggetti che associamo al papà 2) sceglierne uno e con questa scrivere 5 volte per 3) 5 volte per 4) scrivere la metafora e illustrarla es. sei l’astuccio delle penne con cui scrivo le mie giornate più belle …. Con effetti parecchio mielosi).

Ovvio che la metafora e la similitudine la ritroviamo come modo per arricchire le descrizioni anche in prosa.
In margine ci è venuta l’idea delle similitudini “al contrario” giocate sull’ironia: veloce come Vincent, ordinato come Christian, dispiaciuto come Alfonso all’uscita da scuola, pasticcione come Gabriela …

METAFORA – didattica

In Uncategorized on 19 giugno 2010 at 12:40

Fatto come introduzione, come attività operativa, il gioco di Uno nell’altro a pag. 56 dei Draghi locopei: molto bello e riuscito: es. AEREO metaforizzato da PENNA (bisogna usare termini appartenenti ad entrambi i nomi). Si possono anche usare nomi astratti es. AMICIZIA – CARTA GEOGRAFICA. [mie modifiche: fare il gioco a coppie, all’inizio faccio io da cavia nei due ruoli del gioco rispetto alla classe. Alla fine del gioco riflessione sulle somiglianze rilevate e scriviamo le metafore ricavate dal gioco]. I risultati si possono mettere in un cartellone. Si è visto anche che alcuni oggetti sono più facilmente metaforizzanti di altri (la corda per tirare, legare, saltare, aggrappare; tutti suggerimenti che si possono dare quando si cerca una metafora). Gli ultimi esempi sono venuti fuori in una seconda lezione e hanno termini più astratti (velocità, paura) che non hanno creato particolari problemi nel gioco.

ALCUNI ESEMPI SCRITTI DAGLI ALUNNI (di cui hanno poi fatto un disegno)

i candelabri sono gli occhiali della tavola imbandita per vederci meglio. La chiave di violino è la colla per le note sul pentagramma.
La palla è l’orologio che segna i gol invece delle ore. Il cartellone appeso al muro è una bottiglia di cartone piena di informazioni che si bevono in classe. Le monete sono la polvere del denaro fatta di granelli rotondi. Il sogno è la corda sulla quale mi arrampico per scavalcare il muro della vita quotidiana (suggerimenti: la corda per tirare, legare, saltare, aggrappare). I raggi del sole sono la porta che ci porta nel mattino. La paura è la ruota di un mulino per pescare emozioni
La luce lontana era il guizzo di un girino nello stagno della notte Lo specchio del bagno è la televisione che trasmette la mia immagine al mattino.Pensare con la velocità dello scoiattolo quando vede la volpe.

Haiku

In Uncategorized on 19 giugno 2010 at 11:54

Haiku
L’haiku è un componimento poetico creato in Giappone nel secolo XVII. Nell’Haiku classico i versi sono formati da un totale di diciassette sillabe: il primo verso contiene cinque sillabe, il secondo sette sillabe, il terzo verso di nuovo cinque sillabe. All’ origine i contenuti dell’Haiku erano le sensazioni e le emozioni del poeta nei confronti della natura. C’è molta cultura Zen alla base della poesia haiku, il componimento deve saper cogliere nella sintesi il fascino di un evento semplice, puro, essenziale. Gli haiku tradizionali non hanno titolo.

Alcuni haiku di Matsuo Basho (1644-1694)

Nel vecchio stagno
una rana si tuffa.
Tonfo nell’acqua.

Inverno desolato
nel mondo dì un solo colore
il suono del vento.

É primavera:una collina
che non ha nome
velata nel mattino.

Il mare si oscura
il grido delle oche selvatiche
qualcosa di bianco.

Il profumo dell’orchidea
penetra come incenso
le ali di una farfalla.

Possiamo scrivere haiku anche noi? Diamoci alcune regole per scrivere un Hiku da mettere nel biglietto di Natale. Nei primi due versi un’immagine, molto semplice. Nell’ultimo verso un pensiero o un’altra immagine che accostiamo alla prima quasi senza pensarci.
( e se non ci piacciono queste regole ne inventiamo delle altre)

Per esempio (malinconico) :

Albero senza foglie,
Pochi passeri
Il Natale si fa attendere.

Un altro esempio (più allegro) :

Le luci per le strade,
La gente che si affretta
Il Natale è già arrivato.

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